giovedì 17 ottobre 2019
16.04.2012 - VALERIO GAMBACORTA

Il dramma di Piermario Morosini: stop al calcio giocato e riflessioni.

Come decretato ieri dalla F.i.g.c. è stop a tutti i campionati calcistici, dalla Serie A alla terza Categoria, in segno di lutto e rispetto per la tragedia consumatasi ieri a Pescara.

Io sono un appassionato viscerale di calcio, eppure Piermario non lo conoscevo. Giocava centrocampista nel Livorno di Spinelli e ieri è morto, alla mezz'ora, in uno stadio a me caro: l'Adriatico di Pescara.

E' più facile, forse, ricordarsi il nome di quelli che il calcio lo stanno svendendo e truccando per 300.000 Euro a "botta"...così giusto per arrotondare un "misero" stipendio (questo il quadro che emerge dalle intercettazioni): Doni (nazionale azzurro ai mondiali coreani), Signori, Gervasoni, Masiello.

Loro sì stimati campioni o in rampa di lancio per diventarlo...

Peccato che il vero "campione" fosse, invece, Morosini: una lunga sequela di lutti a segnarne l'adolescenza (la morte dei genitori, il suicidio del fratello disabile ed un'altra sorella disabile curata in un istituto bergamasco che stravedeva per questo fratello "famoso") ma lui sempre pronto a dire: "Vedete, la vita toglie, la vita dà...sono un calciatore professionista ho raggiunto quanto di più bello sogna di raggiungere un ragazzino che in oratorio tira due calci ad un pallone...".

Un ragazzo d'oro. Lo dicono tutti quelli che lo hanno allenato: Novellino e Casiraghi su tutti.

Ma la morte del "Moro" impone anche una riflessione sulle troppe morti avvenute sul campo nelle ultime settimane: da Bovolenta (ex stella della nazionale di pallavolo e morto sul campo di Forlì mentre spendeva gli ultimi spiccioli di una favolosa carriera) a Franco Mancini (storico portiere del Foggia e preparatore dei portieri del Pescara, stroncato da un infarto, in casa, dieci giorni fa - si immagini lo stato psicologico di Zeman e del Pescara dopo la tragedia di ieri a pochi giorni di quella di Franco).

Si potrebbbe citare anche il caso "inglese" di Muamba, giocatore del Bolton "ripreso", è il caso di dirlo, per i capelli, dopo un arresto cardiocircolatorio.

Questo per dire che non vorremmo che si stesse incominciando a fare un passo indietro sulla prevenzione, sulle cure, sulle analisi per correre dietro in maniera forsennata alle leggi del Dio pallone o a quelle dello sport in genere, che pretendono gare su gare e più vittorie possibili.

L'Italia, in questo campo, era all'avanguardia. Chi scrive si auspica che non stia abdicando a questo ruolo.

 


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