venerdì 6 dicembre 2019
07.11.2011 - VIVIANA SPADA

Aloe, un rimedio naturale per molte affezioni

Dalla natura un "toccasana" per varie patologie

L’“Aloe vera”, barbadensis-arborescens fruttescens (in Brasile ‘bavosa’ a causa della bava che ne cola quando si spezzano le foglie), cresce nell’America Latina, in Terra Santa (Israele), Palestina, Portogallo, Liguria, Sicilia, Sardegna, Corsica.

Con questa pianta, più che una medicina, si prepara un cibo che pulisce il sangue dalle tossine (quindi la pelle, etc.) e che serve a curare moltissime malattie per le sue proprietà cicatrizzanti, antinfiammatorie, antibiotiche, (artrosi, reumatismi, gastrite, ulcere, problemi di stomaco, di fegato, etc. ...) e ogni tipo di tumore, anche la leucemia. Perfino i diabetici possono assumere questo preparato.

E’ consigliato assumere la ‘medicina’ a livello preventivo, specialmente alle persone anziane, almeno due volte l’anno all’inizio di autunno e primavera.

Non è un metodo nuovo, anzi, è uno strumento vecchio, vecchissimo che è utilizzato da secoli in America meridionale e in Oriente nelle regioni più povere e ha guarito migliaia di persone in tutto il mondo. In Giappone è diffusissimo ed è considerato la <tt>"cura che guarisce tutto"!</tt> E' stato riscoperto da Padre Arno Reckziegel, Suor Maria Zatta, Paulo Cèsar de Andrade dos Santos, Padre Adelar Primo Rigo, ma chi l'ha reso noto in Occidente è Padre Romano Zago, dell'Ordine dei Frati Minori, con il suo libro "Di cancro si può guarire!" (Edizioni ADLE Padova); egli disse che il risultato del suo uso può essere triplice: 1^ ipotesi: guarisce il male! 2^ ipotesi: blocca il male e i dolori! 3^ ipotesi: non fa nulla!  Allora consiglia di ripetere il ciclo e al 3° ciclo di raddoppiare le dosi.

La ricetta: Si prendono le foglie di mezzo (preferibilmente non quelle vecchie alla base o quelle più giovani in cima) da piante adulte (l’ideale sarebbero piante di almeno cinque anni ma meglio fare la cura con foglie più giovani piuttosto che non farla per niente): due o tre foglie della lunghezza di circa 90-100 cm. in tutto che devono essere fresche, non essiccate. Con forbici o coltello si tolgono le spine, si puliscono velocemente le foglie con l’acqua e si asciugano molto bene con una pezzuola (il preparato non deve contenere acqua). Si tagliano poi a pezzetti, si aggiungono 50 ml. (una tazzina da caffè circa) di alcool distillato (grappa, arrak, brandy, cognac, whisky, etc.) e ½ kg. di miele genuino (non adulterato con lo zucchero), essendo quest’ultimo l’alimento che raggiunge i posti più remoti del nostro organismo e serve da veicolante per il preparato mitigando anche il gusto amaro della pianta. Si amalgama il tutto in un frullatore e si conserva il rimedio in un barattolo che non serve mettere in frigo perché si mantiene anche per due - tre mesi.

Per casi gravi, si consigliano più cicli, da prendersi anche in concomitanza di chemioterapia o di terapia tradizionale proposta dal medico curante.

La posologia: Se ne prende un cucchiaio da minestra venti minuti prima dei pasti tre volte al dì. (Nel caso la persona rigettasse la medicina, si possono ridurre le dosi).

Un ciclo di cura dura tanto quanto dura il barattolo (ca. dieci giorni, giorno più, giorno meno). Alla fine di ogni ciclo fare gli esami di verifica. Tra un ciclo e l’altro è bene far trascorrere 7-10 giorni.

Durante il ciclo è consigliato di non mangiare (o mangiarne il meno possibile) prodotti animali o di derivazione animale, sostituendoli con i cereali, i legumi, frutta e verdura a volontà. Fa molto bene alla salute mangiare molte mele.

Effetti collaterali (specialmente in persone affette da tumore): dissenteria (la medicina è diuretica); feci fetide; urina marrone (con sangue); vomito; vomito di grossi grumi; prurito; orticaria; foruncoli; sete (bere molto, aiuta a disintossicarsi!). Sono tutti buoni effetti di reazione ! Bisogna continuare la cura! Solo per i bambini si possono, in questi casi, ridurre le dosi.

Inoltre: Si può utilizzare il succo della pianta anche per fare frizioni al cuoio capelluto in caso di forfora, oppure mescolandone un bicchierino con uno di shampoo e lavare i capelli. Le mamme in Brasile disinfettano con il succo dell’aloe le ferite dei loro bambini.

Articolo divulgativo, consultare sempre il proprio medico curante!


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